Forse non lo sono mai stai.

Venezia, quella antica la Serenissima, quella che dominava i mari e anche parte delle terre, non doveva essere un posto poi così bello in cui abitare.

Le bellezze non mancavano di certo, ma la severità con cui gli abitanti venivano giudicati non lasciava scampo. Il Ponte dei Sospiri è lì a testimoniarlo: portava alle prigioni e passato quello non si tornava mai indietro.

La durezza degli antichi veneziani è testimoniata anche da un termine che grazie a loro è conosciuto in tutto il mondo: ghetto.

Nel 1516, esattamente 500 anni fa, il Senato Veneziano ordinava che “li giudei debbano abitar unidi”: fu quindi individuata una zona della città in cui tutti i giudei dovevano essere spediti.

Nella zona scelta del Senato era presente una fonderia con la sua colata, il getto di metallo fuso era detto “geto” dai veneziani e “gheto” dagli ebrei di origine tedesca: da qui il termine ghetto.

Elvis Presley, “In the ghetto”

 

(Nota personale: il modo in cui Elvis pronuncia “ghetto”, credo sia molto simile a quello in uso 500 anni fa)

Con il tempo il termine ghetto è mutato: ma non ha mai perso il suo valore negativo di zona in cui “rinchiudere” una certa tipologia di persone o di zona “malfamata”.

Stevie Wonder, “Village ghetto land”

 

Quest’anno il ghetto di Venezia compie 500 anni e se vi interessa approfondire la storia di questo posto che ha segnato la storia, vi segnalo un sito in cui troverete tutte le informazioni necessarie a riguardo: http://www.veniceghetto500.org

E se vi piace il teatro, potrete anche assistere “Al mercante di Venezia” ambientato proprio nei luoghi in cui Shakespeare immaginò il perfido Shylock: un personaggio immaginario che finì per diventare l’emblema dell’ebreo-malvagio.

Al prossimo Venerdì.