Gli scorsi giorni sono stati un continuo insistente e ininterrotto annuncio di morti ammazzati per mano di folli che inneggiano all’ISIS.

Non voglio parlare dei motivi che spingono una ex-persona a fare certi gesti, certe azioni: ci porterebbe solo a discutere di argomenti triti e ritriti. Di religioni, dell’immobilismo dei politici, del extrabuonismo delle persone.

In tutto questo, c’è una cosa che mi ha fatto paura.

Una serie di piccoli dettagli, quelle cose che se hai letto “Il giovane Holden” ti vengono in automatico.

Quelle osservazioni che puoi fare solo se guardi non la prima fila ma dalla seconda in poi.

Mi riferisco ad alcuni servizi che ho iniziato a vedere nei TG nazionali, in cui ci mostravano come Israele convive con la paura.

Ofra Haza, “Chai”

 

“Am Yisrael chai” (Il popolo di Israele vive), così cantava Ofra nel 1983 a Monaco (ricordate Munich e le Olimpiadi del ’72?) e quei servizi oltre a farmi ricorda questa canzone, mi hanno fatto pensare che il presente di Israele potrebbe essere il nostro futuro.
Un futuro in cui non sai più se ritornerai dal mercato, se tua figlia salterà per aria durante la gita scolastica o se il tuo compagno improvvisamente sarà sgozzato da una ex-persona.

Un futuro terribile, governato dalla paura verso le ex-persone: cioè coloro che hanno deciso di uccidere il loro vicino.

Al prossimo venerdì.