Dico la mia sull’ultimo, purtroppo in tutti i senti, lavoro di Leonard Cohen.

Classica confezione in cartonato nero a due piazze, CD, libretto con il testo delle canzoni, Cohen nella prima di copertina che sbuca da un quadro bianco, nella seconda di copertina un colibrì stilizzato. Il tutto di un colore nero bluastro.

Se dovessi definire questo lavoro con una parola, sceglierei: ieratico.

Tutto in questo disco trasmette un senso di “sacralità” e basta sentire la traccia che da il titolo al disco per capirlo, “You want it darker”

 

e anche pezzi più “dolci” come le successive “On the level”

 

o “Treaty”

 

hanno sempre quella sfumatura, quel qualcosa che trasmette una sensazione di solennità e compostezza.

Tutta questa linearità sembra per un attimo essere essere turbata da “Traveling light”, che risulta quasi troppo allegro.

 

Il disco si compone solo di 9 magnifici pezzi di cui l’ultimo è “String reprise/Treaty”, un po’ una riproposta, una piccola autocitazione del disco stesso. Leggera.

 

E concludiamo con i voti!

Musica e testi: 7/8.
Musica perfetta, canzoni che non è riduttivo definire belle e che vi troverete a ripensare e “canticchiare” dentro di voi. Tutto il disco trasmette una sua coerenza come a sviluppare un filo conduttore ben preciso. Di questi tempi pochi lavori lo fanno e pare quasi che si punti sull’abbondanza più che sulla qualità.

Packaging: 6.
Si tratta del minimo sindacale, di più non si può dare.

In definitiva:
Un lavoro impressionante che vi farà capire come Cohen non sia solo la sua magnifica “Hallelujah” e forse vi farà venire voglia di scoprire di più su questo grande che ci ha lasciato a novembre del 2016.

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